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letteratura
1 maggio 2010
amici poeti: Flavio Ballerini
 


POESIE DI FLAVIO BALLERINI
Pesaro – (1950 – 2006)

---

AD ANDREA CROSTELLI (sulla “balena bianca”)
Quelle navi per un attimo in aria
sospese nel fluido canale chiaro
d’altro tempo e mondo le vele bianche
sopra e attraverso la gioia il dolore
la passione piena di ogni colore
forte di fiaba di memoria e infanzia
Dove ti porta la balena bianca?
ma cosa gridano quei neri alati?
apre varchi colorati del sogno
e vedi che permane e viaggia
lungo un aperto altrove
tutto pieno di grazia nel colore
che danza e che ti…chiama
                                              
   Flavio

*

Da qualche onirico terrazzo bianco
stazione ottica dei sogni aperti,
ancora ritransitabili a notti
inoltrate su crocevia
ove solo il soprassalire muta,
quei bianchi terrazzi ov’ero lì e altrove
insieme, affacciato su altri sogni
immortale e in medesima luce
nel lieve stupire primaverile,
vissuti con la materia dei sogni
eppure ricordati come eterna
promossa felicità!
         Vissuti davvero quando ritorno
sorpreso improvvisamente in balìa
inafferrabile intemporale.
                      
30 marzo 2003

*

Grigio che confonde cielo e orizzonte
consuma la collina nel risucchio
del suo verde umido già digerito
dai moli di sera una rosa luce
lacrima oltre la campana velata
traspira sangue un cosmico delitto
per pochi minuti o un parto divino

*

Libero dentro il guscio e solitario.
Ho sentito tutti i miei cari morti,
mostratogli la fonte del disagio
come infelice fuori dall’intero –
fuori dopo la pioggia miagolava
come un grido di dolore nell’aria
mutata e dolce una gatta d’amore
lo strazio che non puoi non ascoltare
Non mi resta altro che essere presente
oggi dentro e dopo tutti i congedi
Sopra il ponte del Miralfiore l’aria
disse d’esser la vita del pianeta
oltre l’umano. Tutto muta e si può
uscire dalla propria forma un poco
e in quell’allora nell’oltre guardare
e accorgersi forse di un altro fare…
Umili e leggeri oltre il terribile               

                                               Flavio

*

Mai mi sono sentito così solo
Ed è una notte così bella nera
e luminosa di luna crescente
con tutto il cielo la stella più grande
si avvicina se la guardi alla terra,
l’aria è fresca e gli alberi della piazza
tremolano un’onda frusciante efferve
ovunque e il piacere di questi attimi
offre di starci insieme anche nel sonno.

*

Non si sa dove se ne sono andati.
Ed io non sono da allora più io.
Né confuso conosco quel che resta
nella scia di scomposti agglomerati
svaniti via, sol qualche monca memoria
qua e là nella geografia del vuoto
Appariva come una penisola
(ben ancorata a solida storia)
poi smisurabile fu il suo confine
ed arcipelago che s’allontana.
Per dubbie derive. Non sono più io.
Mi sembra un bel po’ che mi cerco.
Fu quando la corrente si raffreddò;
Ad est del golfo non c’era più sale
fiumi d’acque dolci scendendo dai poli
le primavere incerte svanivano
il ghiaccio avvicinava tutti i cuori
sorrisi si stampavano di pietra
sospesa come nel gatto di Alice.
Segni d’allarme, sogni suoni di chiurli
campane gufi inascoltati ed urli
furono disseminati nel tran tran
………………………………..                           
                                                   Flavio

*

(Per Kostas Kariotakis)

Per compensare tutto questo sole
d’aprile leggerò un poeta triste
la cui luce diverrà meno tetra
più attutita la vacuità del giorno
Resterò con i versi come in chiesa
- anche se dinnanzi a un inquieto mare –
in attesa che lo spirito aleggi
e come in una sentita preghiera
un angelo delicato e deciso
aprirà il cuore alla più pura pietà
Questa è la carità che voglio offrire
alla spirale nera dell’anima

[finalista al Premio “Paesepoesia”,
Belvedere Ostrense 2005]

*

Pure come invisibile radice
sorprende ai varchi un puro domandare
ove l’alieno allea forma che muta
oltre il noto che si infissa vorace
cibo a perpetuare la stessa fine
l’uguale fuggire il Logos vivace

(a Felice Serino su “L’ombra”) *
         11 luglio 05                                                  

Flavio Ballerini


*

Non ricordo se riflesso dal vetro
o se fu folgorazione dell’ombra
o se vidi me specchiato dall’alto
per un istante nel limpido fiume
ricordo però la curva del cranio
le linee assorbite di schiena e spalle
io vidi ciò che mai prima non vidi 
il profilo la posa in un unico
familiare ed estraneo interrogare
il mondo intero attorno
come la parte chiede al tutto cos’è
io vidi di mela formalo stampo,
vivo, fatto di antica attesa, forte,
come non fosse tutto quel che non è,
stampo dell’antico a sé, il doppio
il precedente
impronta emersa dall’ombra nell’ombra

*

Tutta la notte sogni ruotavano sulla poesia il poetare
Sono giunto là dove nasce il vento
alla curva del sogno
all’esterno pervade l’aperto
 - da sopra le curve degli alberi
nell’inoltrato rimbomba
in altro modo il tempo                           

       dicembre ‘01

*

Fra qualche grado del terrore
di sapersi mortali
e la meraviglia di essere vita.
Amare come vincere la morte
silenti in viaggio dentro lo stupore
- ehi! ce l’ho fatta! non sono caduto! -
verso il sorridere il respiro
entro l’inquieta memoria dei mali
Nell’assenza dove l’io scompare
come protezione si custodisce
la luce viva del sognare…
                                                                 
         26 ottobre ’05
 
        Flavio

*

Poesia

per viaggiare nella parte destra
gettando ponti dall’inconscio
a centottanta gradi l’arco
teso a raggiungere la sfera
                                                       
   17-11-05

                                      Flavio

 

***

 
NON IMMAGINO VOCAZIONE PIU' BELLA

Non immagino vocazione più bella, talento o dote più preziosa e importante di
quella che riesce a prendersi cura degli altri in modo spontaneo e naturale, una
grazia e una direzione come conduzione migliore di vivere, come appartenenza
alla salute e alla sua promozione; un darsi, un dare il meglio di sé è giungere
al miglior dono di sé che non può che espandersi, come l'amore, come un'arte.
C'è qualcosa di più grande nell'arte, di più potente nell'amore? E ciò può
confinarsi per una sola persona? può bastare una direzione di ciò nella coppia,
che sappia, almeno, intravedere non dico la felicità ma la pienezza di un vivere
una vita che – non importa se segnata da una destinazione nella insopportabile
stazione finale del nulla eterno (un'idea che mi è tuttora insopportabile,
concepibile solo quando l'idea si associa alla paura) oppure se creduta per
qualche fede o per esperienza mistica solo una provvisoria storia che approderà
in altri regni o all'immortalità – è una vita (vera), trova continuamente fonte
e orizzonte?
Prendersi cura di sé come di tutto ciò di cui questo sé è, tutte le relazioni di
cui è fatto, questo può avvenire solo contemporaneamente; cioè è possibile
giungere alla fonte del sé e all'essenza dell'essere se riconosciamo e viviamo
consapevolmente gli intrecci vitali di cui il proprio sé è costituito e vestito,
viva luce a tutte le relazioni che ci compongono e l'umile e, se possibile,
amorevole sguardo al limite, all'ombra, al male, che ci conduca a compiere un
gesto, trovare ciò che può accogliere (forse tutto), un cuore dove la meraviglia
prevale?
La vita se non è un miracolo muore.


SALUTARE E SALVARE

Un giorno si disse: "Basta,
le mie ferite sono guarite!"
e non fece altro che vedere
e ricominciava a vivere
e guariva davvero
e qualche male liberava
vivendo

FLAVIO BALLERINI
Pesaro – (1950 – 2006)


[da: “Emozioni maldestre”, 2007]


***

Ricordando Flavio

Se io posso dirti  son io ascoltami
sono innamorato del tuo ascolto
e della tua vera voce
E tu mi dici che la tua vera voce
non è quella vera ma una fra le tante
Io so che rideremo insieme
e la risata risalirà i sensi
come il suono di una cascata
su per le valli dell’Acquacheta
                            anche gli abissi
                                        rideranno


Flavio Ballerini

*

Bibliotecario, filosofo, libraio nel campo delle teorie e terapie olistiche,
poeta, scomparso improvvisamente il 3 dicembre 2006
pubblica nel 2001 "Versi licantropi" che raccoglie poesie e prose e che diventa,
in collaborazione col musicista Michele Donati uno spettacolo teatrale e un CD.

Così lo presenta il poeta-pittore Andrea Crostelli

"... a Flavio la filosofia non bastava e si lasciava sorprendere dalla poesia....
che la poesia lo cogliesse di sorpresa era una delle sue aspettative maggiori,
un desiderio che alimentava i suoi sogni..
la sorpresa scaturisce a volte dalla magia di un imput che giunge dall'assonanza
di alcune parole..o dall'allitterazione,... o da parole che ritornano con
significati diversi o che, nominate, sono ripetute spezzate....
La sorpresa fioriva incessantemente dal suo innato stupirsi, con l'entusiasmo di
un bambino....lo spirito del poeta è tenere alla poesia le porte aperte sempre,
tenere alto lo sguardo, drizzare le antenne e rimanere in quello stato di
leggera insofferenza che sta nelle tensione continua dell'ascolto...
La poesia è stata per Flavio la Madre-guida del suo esistere....così gelosa da
volerselo tutto per sè"


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letteratura
6 marzo 2010
Poeti amici - Andrea Crostelli
 


ANDREA  CROSTELLI

Da: "IL CONTENITORE DELLE NUVOLE" - 2001
Circolo Culturale La Gioconda - Ostra (AN)-

LA MUMMIA

La mummia del mondo
non può ascoltarti,
sei per lei
ciò che è lei:
un organo senza fiato.
Le giri intorno,
cerchi una fessura
... occhi persi
dal grande dolore...
la cantilena del delirio
è fumo che non si posa.

*

VASTITA'

Il trapezio della luna
è un disco volante,
sul rettangolo azzurro
colpisce di luce la piccola sfera,
al ritmo di ping pong
le risate nella vallata
sono il tuono sangue del cocomero,
la gracchiante eco dei corvi.
Solitario
voli airone
al tuo nido di polvere,
congelati occhi
ti troveranno mai
Sul treno della luna i vagoni delle nubi.

*

ARMONIA

Mi cala la notte sulle spalle
il pesante mantello oscurità,
pensante paroliere al leggio
sfoglia veloce libro di parole
sulla bocca del silenzio.
L'arma in più
è l'estasiante sorriso.

*

SEGRETI...

Vero ufo
spia accesa, il Sole,
scopre segreti al sorgere,
arrossisce il tuo sguardo,
timido ti volti,
ombra che tradisce
l'anima svuotata

*

VENTO CIPRESSO

Il vento cipresso
spiraliforme nuvola,
cuscino spiumato
ventaglio carezzevole,
dormitorio perenne
pacificato spirito.

*

LA RETE

Il letto del poeta
è un fiume adagiato di parole
dove scorrono i nostri sogni:
pesci che di tanto in tanto
saltellano al di fuori
all'aria fossile:
imprimatur versi
la cattura immortale
del pescatore.

*

"CARTA BIANCA"

 A Plinio Acquabona
 e alla sua poesia

Non sempre
così felicemente sera,
sciogliere grumi di poesia
nelle mie vene.
Esse son lì,
a gridare solo d'esser prese,
parole di sangue universale.
Spazio in "carta bianca"
l'invenzione e l'ecclimetro
succhia al poeta.

*

FIAMMATA

Spandermi fumo
mentre l'azzurro si spegne
e arde coniato il mar rosso.
Odoro già di cenere,
vedo consumarsi
il braciere della mia esistenza.
Dondolo vuoto in cielo
ascoltandomi sereno.

*

L'ATTO

L'amore è lasciarsi
succhiare il sangue,
è un atto di farfalla
che si posa lievemente
sulle spalle dell'Infinito.

*

L'ENERGIA CHE EMERGE

Il bosco dei frati
muove il suo cappuccio stasera,
come dentro una conchiglia
tutto il respiro del mare in tempesta.
Ma non c'è inquietudine
in questa mia Pasqua,
landa di rassegnazione.
Io gorgo torbido d'un fiume
col collo radar di struzzo
rifiato dal mio circolo senza uscite.
La fede è l'energia che emerge
per camminare sulle acque,
passare a porte chiuse,
aleggiare da risorti in cielo.


*  * *
Da: "DENTRO OCEANI"

(poesie e pitture per la Mostra
tenutasi a Belvedere Ostrense nel luglio 2008)

Oscuramento

Quanto mi spegnerei facilmente qui
all'ombra riarsa di un sole tagliente
alla memoria lugubre di un epitaffio immemore
quanto mi spegnerei facilmente qui
dietro il vetro che scompone il mondo
e ne clicca il suono oltre il suo sigillo
Loro son là per la strada maestra
e io di qua chiamo il mio maestro
che non arriva se non nella raccomandata di esistere.

*

Il ratto

Su questa carrozza dondolante
i cavalli, spossati, a volte si riposani,
sempre all'erta al morso del serpente,
alla rapina del fuorilegge.
Tutto ciò è il mare la nave le vele,
i tentacoli della piovra e gli agguati dei pescecani:
Terribili ansie a chi cavalca le onde,
insidie nascondono le acque
mostri per chi non può vedere.
Non gioca a carte scoperte l'Oceano,
luccicante il dorso che svia il tuo sguardo
pensi "adesso bara" e bara si fa paura.
Dubbi sulla sconfinata limpida onestà,
sincerità trasparente che non ha facce
se non la tua che vi riflette
l'anima sperduta inconsolabile dell'uomo.

*

Io sono sempre altrove

1
Ho ribaltato le mie case
e le mie cose in mare
lo faccio ormai da quarant'anni
ogni mattina quando mi guardo allo specchio
e vedo il vuoto più assoluto
piombarmi addosso
naufrago di me stesso
e della malattia che mi porto appresso:
l'ancora delle mie pazzie
gettata nell'universo senza suolo

2
Sbatto le palpebre
che si riaprono
nel nulla è cambiato
la mano del mondo
non sa dove sono
e non può afferrarmi
sono invisibile
come palpebre mute
che fanno meno rumore
e ancora meno presenza
della quercia che pensa...
io sono sempre altrove

3
Inoltrato dal silenzio
nel mare può vogare
il mio verso,
suono di bassa frequenza
ecoscandaglio di balena
parole viaggiano a lungo
sotto il braccio del mare...
... e il mare
sfoglia libri...
intanto smemorato
il mio viaggio
porta me altrove
senza rileggermi

*

 Ad Antonio Santinelli

L'onda, respiro del mare.
Soffiavano dalle nari i tuoi cavalli
un forte attaccamento alla terra,
un forte respiro di vento.
Voleva esser pieno il tuo passo
del giallo frumento verità,
dorato segreto dell'arte
a piccoli sorsi donato.
Appesa ai tuoi occhi e frapposta
l'atroce meridiana del tempo
fissava l'ora senza nome,
priva di sole e fughe d'ombra,
la somma di tutte le ombre.
Oggi guardo il pulviscolo dorato
nella fascia di luce: moscerini
in sospensione: catalessi del corpo
dell'arte, e penso a te, amico caro,
mentre passi ancora fra le nuvole
e sposti l'aria dei miei pensieri,
a te che mi gridasti aiuto senza voce...
riprendo a cavalcare in groppa
al tuo cavallo con la tua forza
in corpo, dopo che, per un attimo,
il tuo passo si fermò, il mare
ritrasse il suo respiro
e fu la secca.


* * *

Da "PAESI DI MARE"
Circolo Culturale La Gioconda - Ostra
Tecnostampa Edizioni, 2008

 11 novembre 2007

Concentrato
su una gamba sola
come un fenicottero
raggiungo
stasi ed estasi
e perdo così
anche l'ultimo appoggio
mentre la mente
porta lontano
nel giorno che fugge
dal corpo
e il corpo alleggerito
lievita sospeso
galleggia a mezz'aria
improvviso s'impenna
mette le ali e insegue
la mente già lontana
per riaccorparsi a lei
accettando l'eccezione
della gravitazione
al posto del consueto
toccare piedi a terra

*

Provvidenza

Sembra allentarsi intorno
il foro dei chiodi delle stelle
ma non v'è pericolo che cadano
oltre il mare che le accoglie
con il suo salvagente
resteranno a galla
oscillando ancor più nel loro tremore
ricordando il mio spalpebrare
muto e sperduto
così anche i miei quadri
protetti dalle ali degli angeli
non si staccheranno dalle pareti

* * *

Andrea Crostelli è nato nel 1963 ad Ostra, dove vive e lavora.
Collabora con diverse case editrici come illustratore,
fumettista, critico artistico-letterario. Espone le sue opere
in Italia e all'estero. Ha pubblicato varie raccolte di poesie, e
l'opera per cui ha ottenuto lusinghieri consensi dalla critica,
"Nei Mari di Melville" (Moby Dick, 2004).

 


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letteratura
17 ottobre 2009
da DENTRO UNA SOSPENSIONE (2)
 

 


   Da: DENTRO UNA SOSPENSIONE, 2006
                


                  SE QUESTO MONDO

                  se questo mondo ti ha forse
                  deluso è perché ho lasciato
                  che ti perdessi e dal tuo
                  vuoto mi tendessi le mani

                  su me che sono Altro
                  roveto che arde e non consuma
                  scommetti pure la tua vita

                  non vergognarti di me che sono il giorno

                  ho offerto il mio Essere
                  carne e dio
                  al supplizio del legno
                  mia rivincita d’amore

                  sono il mattino che ti coglie
                  cuore di madre

 


                  LETTERA (frammento)

                  non angustiarti se non sai pregare
                  se preghi con la testa tra le nuvole

                  lo fai e bene se spandi
                  su foglio metafisica luce

                  e il soffitto ti si fa cielo

 

 

                  E’ IN TE NELL’ARIA

                  è in te nell’aria
                  sottile la senti la mancanza
                  di vita piena
                  come applaudire con una mano sola

                  ma è regale regalo
                  questo rapido frullo
                  d’ali
                  atto d’amore
                  non affidarlo nelle mani del vento

                  sii àncora
                  gettata nel cielo

 

                  E’ VELO CHE CADRA’

                  1.
                  è velo che cadrà
                  la carne

                  2.
                  rendere fruttuosa la morte
                  perdendo la vita

                  (rovescio
                  dell’io tra nome e senza nome)

                  3.
                  ma è l’amore che mi sceglie

                  (nudo
                  alla luce)

                  4.
                  ho sognato d’essere trasparente

 

                  VISIONE

                  imbevuto del sangue della passione un cielo
                  di angeli folgora l’attesa vertiginosa
                  nella cattedrale del Sole dove ruotano
                  i mondi
                  è palpito bianco la colomba sacrificale

 

 

                  QUEL SORRISO
                  a R.

                  oltre lei forse fra le stelle
                  dura quel sorriso che nell’aria
                  ti appare ora sospeso come fumo

                  lucido incanto il tuo
                  sperdutamente altrove –
                  l’ha disperso il vento

 

 

                  VERTIGINE DEL VUOTO
                  [leggendo E. M.Cioran]

                  sognandosi al di sopra dei precipizi

                  le vene cariche di notti
                  carpire qualche vertigine all’Abisso

 

 

                  ELEGIA DELL’ULTIMO GIORNO

                  ormai è passata come tutte
                  le cose dell’aldiqua prendila come
                  un sogno anche se sogno non è
                  questo nell’ultimo giorno avrò da dirti
                  fratello a me nella carne e nello spirito
                  marchiato a fuoco
                  ma tutto questo doveva accadere ti dico
                  perché “si compissero le scritture”


                  ora m’incolpi del mio silenzio e
                  Tu dov’eri mi chiedi quando a migliaia
                  venivano spinti sotto le docce a gas
                  Io ero ognuno di quei poveracci in verità
                  ti dico Io sono la Vittima l’agnello la preda
                  del carnefice quando fa scempio
                  di un bambino innocente
                  Io sono quel bambino ricorda
                  “quando avete fatto queste cose ad uno
                  di questi piccoli l’avete fatto a me”

                  anch’io in sorte ho avuto una croce la Croce
                  la più abietta la benedetta
                  anch’io ho urlato a un cielo muto e distante
                  Padre perché

                  perché solo mi lasci in quest’ora di cenere e pianto

 

                  DAL DI FUORI

                  1.
                  precipitati da un primo
                  mondo di luce indivisa –
                  essere qui e insieme
                  altrove

                  dal di fuori il pulsare
                  dell’universo
                  impregnato di dolore e di canto

                  2.
                  questo dolore questo
                  canto: ne siamo
                  l’essenza

                  siamo volti che galleggiano
                  sulla superficie di un sogno

 


                  RISVEGLIO

                  tra le pieghe della storia
                  c’è satana
                  che strappa
                  le più belle pagine di poesia

                  un giorno i morti
                  risvegliati
                  da pioggia d’uccelli
                  le ricomporranno
                  in musica celeste

 


                  SOSPENSIONE

                  un camminare nella morte dicevi
                  come su vetri non conti le ferite
                  aspettare di nascere uscire
                  da una vita-a-rovescio

                  riconoscersi enigma dicevi
                  di un Eterno nel suo pensarsi

 


                  SCONNESSIONE

                  pensavi guadagnare la chiarezza?
                  la vita imita sempre più il sogno
                  nelle sconnessioni avanti con gli anni

                  ti coniughi ad un presente che s’infrange
                  dove l’orizzonte incontra il cielo:
                  e ti sorprendi a chiederti chi sei
                  oggi da specchi rifranto
                  e moltiplicato
                  mentre il tempo a te ti sottrae

 

                  Felice Serino


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letteratura
19 settembre 2009
da FUOCO DIPINTO (2)
 

  Da: -FUOCO DIPINTO, 2002-

 

                  CIELO INDACO

                  confondersi del sangue con l’indaco
                  cielo della memoria dove l’altro-
                  di-me preesiste – sogno
                  infinito di un atto d’amore

 

                  DENTRO UNA SOSPENSIONE

                  forme-pensiero dilatò
                  il mandala e una rosa di immagini
                  gli si aprì a ventaglio dietro
                  la fronte – col terzo occhio - in un
                  capriolare all’indietro di dolce
                  vertigine – fu risucchiato in stanze
                  della memoria archetipa e
                  da luce noetica immerso
                  in una pace amniotica
                  appena un grumo
                  in sintonia col pulsare di miriadi
                  di cellule ora si fondeva
                  col respiro dell’immenso corpo cosmico

 


                  AZZURRE PROFONDITA’

                  la testa affondata nel cielo (azzurre
                  profondità rivelano ombre
                  essere i corpi (il foglio la mano un
                  vuoto)
                  mi levo dal sogno bagnato
                  di luce

 


                  SONO UN MISTERO A ME STESSO

                  da me una distanza mi separa:
                  attraversa un incendio
                  la carne: per farla d’aria – vitreo
                  sperdimento

                  mistero a me stesso

                  e il mondo m’è fuoco dipinto *

                  * verso da M. L. Spaziani

 


                  DOPPIO CELESTE

                  entrare nello specchio: esserne
                  l’altra faccia:
                  uscire dal sogno di te stesso
                  apparenza di carne tornata pneuma:

                  ri-unificarti col tuo doppio
                  celeste: il-già-esistente di là
                  dal vetro: tua sostanza e pienezza

 

                  TRA ONIRICI LAMPI

                  tra onirici lampi
                  ride la tua immagine d’aria
                  intagliata nell’ombra del cuore

 

                  I FUOCHI DELLA LUNA

                  coi fuochi della luna bivaccanti nel sangue
                  baluginare d’albe e notti che s’inseguono
                  dentro il mio perduto nome
                  per le ancestrali stanze un aleggiare di
                  creatura celeste che a lato mi vive
                  nella luce pugnalata

 

                  PAESAGGIO INTERIORE

                  segreti cosmici ha il sangue: sperimenti
                  il mondo immaginativo nuotando
                  nel sangue come un pesce –
                  abitando le stanze dei nervi – leggendo
                  la geografia delle vene:

                  ti sintonizzi con la danza
                  delle molecole: sei nella danza: la danza

                  la circolazione
                  sfocia nei sensi: emerge un mondo
                  ispirato – da musica delle sfere –

 

                  FUNZIONE DEL CORPO

                  1.
                  fatto di polvere stellare
                  corpo-immagine / specchiato narciso
                  corpo-mito venere da spuma
                  corpo-amore corpo-fame
                  corpo-terra

                  2.
                  corpo vissuto come ferita /
                  desiderio / vita che non demorde
                  (corpo sacco dell’anima)
                  visto come mo(vi)mento/esperienza
                  (carta assorbente)

                  3.
                  corpo unico
                  irripetibile
                  primavera del corpo

                  3.a
                  (“si sveglieranno ed esulteranno”
                  Is. 26, 19)

 

                  LA DIFFICILE LUCE

                  esistere nel mondo: l’Essere
                  decentrato estraneo a sé
                  (lobotomia della propria
                  Immagine interiore –
                  da dispersioni di Energia
                  cristallizzati aneliti in un cielo
                  strappato voci
                  spezzate sul nascere)

                  rimanere in essere
                  incapsulati in una vita ch’è copia
                  sfocata dell’Originale:
                  diminuzione vita
                  a metà

                  pure:
                  zampillo d’acqua viva
                  dall’Io subliminale

                  la difficile luce

 

                  GRIDO IL MIO NOME

                  s’invertigina l’essere a
                  mimare la morte
                  (l’io avvitato in enigma
                  da koan):
                  non mi conosco non so
                  chi è l’essere che è me – buco
                  nero o anelito sulla
                  bocca di Dio – perduto io grido
                  il mio nome nei crinali del vento: discendo
                  nel mio specchio attendo
                  una nuova nascita

 

                  ANANKE

                  1.
                  luce/ombra le mie due metà
                  tendo all’Uno all’androgino
                  rapito dai vortici di
                  Splendore
                  (dalle Sue Ali di Fuoco)

                  2.
                  è l’io la linea che mi divide
                  in grovigli di vene (avvolto
                  nella camicia di nesso degli istinti)
                  sussistono tutti i contrari
                  --------- un tiro alla fune

                  finché non si frantuma il mio corpo
                  di vetro

 

                  PORTARE SE STESSO COME UN VESTITO

                  1.
                  processo è la vita stessa
                  il soggetto si racconta

                  1.a
                  da acque amniotiche
                  (da matrice atomica)
                  gettato dentro il mare-mondo

                  2.
                  l’io: tantino diversi: io-
                  metamorfosi
                  (voci di dentro)

                  2.a
                  io sospeso spasimo io qui-e-ora
                  io fatto vertigine e sogno
                  (stato di trance
                  un esistere in limine)

                  2.b
                  io-onda io moltiplicato
                  da specchi e pure a sé ignoto
                  io mancanza vuoto
                  di braccio amputato

                  AZZURRO

                  passaggio dal
                  nero al bianco
                  l’ascendere alla luce
                  azzurro quello delirante
                  di mallarmé la vocale
                  o di rimbaud
                  la rosa azzurra
                  azzurro: tutto il cielo
                  negli occhi
                  azzurro manto
                  di Maria

 

                  VIA LATTEA

                  cammino luminoso scala che unisce
                  il mondo dei morti a quello dei viventi:
                  a una estremità la costellazione
                  del Lupo – Antares – sorveglia
                  l’entrata nel regno dei morti – all’altra
                  quella del Cane – Sirio – apre
                  la salita del cielo e guida
                  i naviganti: è la stella
                  Maris – la stella del mare e la stella
                  di Maria

 

                  VITA

                  lascia che m’incenerisca
                  per nuovo sorgere
                  adamantino
                  nell’aria secca del fuoco
                  lascia
                  ch’io mi bagni fino al cuore
                  della luce della tua saliva

                  voglio sentire il mio essere
                  avvolto nel risucchio
                  del tuo imbuto cosmico del tuo vuoto affamato

 

                  L S D

                  nella magnetica notte allucinata
                  a vivere la tua morte urlata
                  anima infeconda strappata alla
                  pseudoincarnazione di un sogno:
                  parvenza d’amore immagine
                  accartocciata mortale

 

                  Felice Serino


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permalink | inviato da labsang il 19/9/2009 alle 11:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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