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letteratura
10 luglio 2010
Giovanni Chiellino
 

GIOVANNI CHIELLINO

TELA DI PAROLE

Genesi Editrice, Torino, 2007

Pagg. 608 – Euro 20,00

TELA DI PAROLE

(Nell’ordito di Aracne)

Onda di voce nel mare del poema

la parola s’increspa, precipita, s’innalza

insegue tra le nuvole

il volo della rondine e del falco.

La luce dei tuoi occhi la confonde

tace sui fiori di magnolie e rose

bacia la notte, va da stella a stella

e incendia la lingua del poeta.

Danza sui campi aperti della Pace

e sul nero abisso della guerra

impreca e prega. Dischiude incerta

la porta della vita e della morte,

sonda il mistero.

G. C.

*

da Galateo per enigmi

(Genesi Editrice, Torino, 1988)

PERCHE’ TREMANO I CUORI

Perché tremano i cuori dei fanciulli

se rapidi s’intrecciano gli sguardi

quando l’ora del giorno si fa alta?

Perché morbide gatte

sotto lunare notte s’abbandonano

a lamentoso amore,

perché in acque limpide

s’intrecciano le anguille

e ritorna la rondine al suo nido

se crudele innocenza non lo rompe?

Questi misteri

sono i pulsanti angeli del sole,

i cavalli dell’ora che s’innalza,

poi viene il tocco muto

della campana a morto

e i perché si perdono nel vuoto.

*

SERA

Scivola il giorno

l’ombra si fa alta,

chiude porte il silenzio

nelle case

e il cuore oscilla

pendulo nel vento.

*

TOSSA DE MAR

Angeli bianchi su onde di luce

volavano all’orizzonte

e i cavalli del mezzogiorno

galoppavano su cime di fuoco.

Nelle conchiglie di sole

il vento nascondeva

i mantici stanchi e le fanciulle,

distese sulla rena, ascoltavano

fra le carezze degli amanti

passare il silenzio

su ali di sogno.

Ma il segno del ricordo si frantuma

e altro non so raccontarvi

di quel giorno stupendo

in una baia di Spagna.

Chi fermerà la ruota del tempo

se anche la memoria si dissolve?

Rimane lo strappo della tela,

la spola che non passa nell’ordito.

Allora la pupilla si dilata,

le morti si dispongono a catena

a legare due punti all’infinito.

*

SCIATALGIA

E’ in questo dolore

che acuto mi sorprende

che la morte s’impolpa

si fa compagna di viaggio

toglie vigore ai sogni

e gli occhi apre a dure verità

del giorno che si avanza

e come il fiume

stretto argine e alto rende veloce

e le sue acque getta e disperde

nel mare aperto così

spinge la morte il cuore

sui dirupi del tempo

nelle deserte anfore del vento.

Ma vibrano le corde del pensiero

e una parte di me che non conosco,

immisurata e vaga, trova la fuga

nell’accesa pupilla del tuo dio

e qui risplende di trasparenza e svela

in cifre chiare l’enigma e si appaga.

Così trova la vita nella non vita

il segno del suo verbo

e nel sangue che pulsa cresce il nulla.

*

NEL GIARDINO

Nel giardino seduti nella sera

le parole legate dal silenzio

lasciammo punta di stella

legare i nostri occhi,

adagiarsi la luna sulla fronte.

E guizzava la fiamma dei ricordi,

cresceva l’ulivo su bruciati campi

vaste fiumare azzurre

confluivano nelle nostre vene

ricche di vento e di mare.

Cavalli schiumosi

battevano zoccoli di luce

sui bruni passaggi dell’ora

e nello specchio dell’attimo che passa

volava il cormorano alto nel vento.

Sono i ricordi sguardo di bambina,

lieve come bianco di betulla

e oltre la siepe

non udita voce alza sospetti

e frana sulle rive del tempo.

C’è ancora la ginestra nel giardino

a profumare l’ultimo viaggio

ai margini del giorno verso l’ombra?

Risponde un suono cupo di cipressi

sbattuto contro il muro della notte.

*

da Daelalus

(Genesi Editrice, Torino, 1990)

IL GRANDE SPECCHIO

Tu mia onda, mio fiume,

mio profondo mare,

passo ambiguo del tortuoso andare,

stella polare per oscuro porto,

falce di luna a leggere il domani,

lume scarso per il mio cercare,

utero del mio riposo

e falsa chiave per moltiplicare,

conchiglia dove il tempo

s’annoda e non ha tempi,

fuoco per distruggere e creare:

io, tua brace viva e fredda cenere

tua sorgente e tua foce,

a te mi piego

mio silenzio e voce.

*

NEL TUNNEL

Una fessura nel tunnel

ci dà l’idea del viaggio,

una scheggia di spazio

invera la vita e la invetta

in un grido di sangue:

e brilla la bianca conchiglia

sul tuo viso di donna,

la voce s’annoda nel nome

e la tortora tuba

sulla magnolia in fiore.

Ritorna la notte e rimane

in un arco di specchio riflessa

una scaglia tremante dell’eco

di quel grido improvviso nel tempo:

è luce obliqua che scende

su ombre oscillanti

per vuote corde di vento,

è il nulla che passa in silenzio

e Dio tace.

*

VERSO LA LUCE

…………………………….

Non è retorica la morte come morte,

la morte per un guasto di percorso

nei mantici affannosi della corsa

è semplice morte che s’annoda a vita

come la vita che cresce dentro

e sfugge, la vita come sangue

come aperto ventaglio di ricordi

la vita che si copre di sudore

o sale come verga di dolore

è semplice vita che s’annoda a morte.

La retorica è negli orli

nei fregi del telaio:

gloria e successo sono i miasmi, i fiumi

le bolle di sapone.

La costruzione del Tempio

e la sua distruzione sono negli atti

nella spada affilata

nel fuoco alle porte

nei portatori di pietra

nella chiarezza del segno:

la fonte secca e l’acqua che zampilla

l’uomo sterile e l’utero fecondo.

La morte-vita è il chiodo

sfuggito al Grande Costruttore

la vita che perfora

l’essere e il nulla sul palcoscenico

dei tempi, l’urlo di Satana e l’indice

di Dio. Il resto è scena.

*

da Nel cerchio delle cose

(Genesi Editrice, Torino, 1994)

UNA PAUSA DI STUPORE

Da quali estreme lontananze

giunge la curva delle tue parole,

il puro cerchio che non si rivela?

Da quali deserti viene la fiamma

della tua bellezza

il sacro fuoco che ci divora?

Da profonda solitudine marina

cresce la gemma

dei tuoi chiari sogni,

dietro le chiuse porte del mistero

su abbandonati spazi di memoria

cerca il pensiero angoli di volo.

E’ un ritorno di perdute stelle

il colore delle tue pupille

e il fiore che profuma la tua pelle

ha radici nel tempo.

E sale il vento sulle magnolie

sale sul canto dell’usignolo

sale sull’arco delle tue ciglia

rapisce l’ansia delle domande

porta il silenzio delle distanze.

Al centro di un abisso

oscilla il cuore

ma Dio concede

una pausa breve di stupore.

*

FARFALLA

Mia anima vibrante nella luce

mia palpitante voce

sulla molle medusa del silenzio

mia pupilla ansiosa

sulla penosa fronte della notte

dove ti volgi Amore ti conduce.

*

NUVOLA

Mio misterioso andare

nel cielo senza meta

eterno svaporare

nel regno del silenzio

animala che cerchi

il vortice di Dio

mia timida sorgente

dell’acqua originale

malinconia di un sogno

che si tramuta in pianto,

bianca vela protesa

ai mari della luce

ala di gabbiano

distesa fra le ciglia

tremula di fanciulla

sublime metamorfosi

che sulla roccia altissima

annodi come in gioco

il vento l’onda il fuoco.

*

da Il volto della memoria

(Edizioni Scettro del Re, Roma, 2000)

IL CUORE

Incrostazioni, un cumulo di macerie

con la vita che scorre

fra sistole e diastole.

Il buio del vagito,

l’ala bianca dei sogni,

la lama del pensiero.

Un sicuro rifugio

la tua donazione:

fuoco di passione,

l’aratro, il seme,

nel solco fecondo

teneri virgulti.

L’autunno: un giallo precipitare,

il distacco, la morte, tanta morte

fra la prima e l’ultima diastole.

*

MARE JONIO

Morbida, tonda caviglia

sulla tiepida sabbia,

l’acqua scivola lesta,

la bacia e ritorna nell’onda.

L° solleva il capo ricciuto,

lo piega e comincia a cantare

un’antica canzone

che la giovane donna innamora.

Oh labbra sinuose del tempo!

Oh lingua che narri la storia!

Nell’aria azzurra si levano

stormi di secoli e ombre

dal chiaro cristallo del mare.

Corre la vela di morte,

bianco gabbiano la vita

la insegue, la sfiora

poi sull’albero ferma il suo volo.

Fanciulli giocano allegri,

hanno barchette di gomma:

esperti pescatori di sogni

senza ancora né remi;

sacerdoti vestiti di luce

sollevano al sole le mani,

riempiono di bianche preghiere,

di fresche parole lucenti,

di verdi pupille, di gesti innocenti

la bocca del mostro marino

che solca gli abissi del mondo,

ammassa la gravida notte,

percuote la terra, la scuote

con rapido colpo felino.

Poi l’onda ritorna tranquilla,

ribacia la tonda caviglia,

e alla giovane donna,

che sull’arco celeste del giorno

porta profumi di eterno,

bisbiglia pensieri

d’amore e di morte.

*

VENERE LUCENTE

Splende ancora la stella del mattino

nella curvata azzurrità del cielo

e sui cavalli rosei dell’alba

il giorno avanza

col vento di levante.

Si consuma la notte,

il tempo invade tutte le clessidre

e tu, Venere lucente

nell’occhio mattutino, siedi

nel cavo della mia memoria

e annunci, oltre le mura

dell’ombra e dell’oblio,

luce divina che non si misura.

*

PER LEI

Lei viene in tutta la sua bellezza,

viene dall’alba.

Porta la luce sulle mani,

negli occhi ha il cielo e il mare,

sulle labbra il fuoco e la parola.

Nel sangue ha raccolto

tutti i baci dell’universo

per baciare ognuno di noi,

ha raccolto il seme della fecondità

per sfidare l’Eterno.

Il melograno è il suo albero,

il suo fiore è il tulipano,

l’animale che le somiglia

non teme le tenebre,

la sua parola bussa

alle porte del pensiero e le apre,

l’anima ha chiavi luminose

e la notte si arrende.

Le sue radici sono nella morte

e raggiungono le brughiere del futuro,

nutrono pietre

finché non le sfiora la sua mano,

allora un volo d’ali invade

l’occhio del sogno

e le albe si schierano a Oriente,

sui gradini del suo altare

noi stiamo genuflessi, preghiamo,

e il vento della cancellazione

passa sopra le nostre spalle,

si allontana.

*

da Il giardiniere impazzito

(Genesi Editrice, Torino, 2001)

IL GIARDINIERE IMPAZZITO

Sradicare le ortensie e il rosaio,

eliminare i bulbi dalla terra,

tagliare il calicantus:

fredda inflorescenza nel cuore dell’inverno.

Bruciare la tuia,

atto sacrificale,

abbattere l’agrifoglio,

non posso vedere le sue rosse bacche

brillare tra le foglia;

sacrificare l’oleandro e il melograno,

purpureo fiore in forma di corona.

Bisogna fare spazio a cose

più importanti:

mine anti uomo, missili, mitraglie,

un’infinita varietà di armi.

Reticolati,

campi di concentramento,

fosse comuni.

Le salme già occupano

il centro del giardino:

uomini e donne,

i giovani figli uccisi

prima che cantasse il gallo

quando l’alba sfiorava i loro volti.

Dappertutto scorreranno

rigagnoli di sangue per innaffiare

i filari delle croci.

In tutti gli angoli germoglieranno

lacrime e tormenti e io

spingerò l’altalena della morte

verso l’Angelo pietrificato nel dolore.

*

IL PUGNALE DI CAINO

Brilla nell’ora del mattino

il rosso pugnale di Caino.

E’ l’eterno pugnale di Caino

avido di sangue e fertile di morte

che con torbida lama

attraversa le vene del tempo

e scende nel cuore dell’uomo,

accende falò, scava fosse

e alza croci sul dorso della terra,

traccia sui volti segni di dolore.

Questo è l’amaro pugnale di Caino,

l’affilato pugnale di Caino

che decapita i giochi dei fanciulli,

toglie i cavalli ai carri d’Amore

e costringe il giorno su strade di lutto.

Quando brilla il pugnale di Caino

chiuso è l’occhio di Dio,

sulle case straripano i tramonti

e le clessidre contano le assenze.

*

EPILOGO

I

Finito di tessere la tela

ci accorgiamo che trame e stame

si sono incrociate nel telaio del Nulla

catturando inutili apparenze.

Unica impronta certa

la malvagia mano che versò il sangue

sui sogni dei fanciulli

prima che scivolassero

nel vuoto della morte

inutilmente appesi

agli occhi delle madri.

[…]

da Nel corpo del mutare

(Genesi Editrice, Torino, 2004)

LE STAGIONI

L’azzurro Leone della costellazione

ha conficcato il dente luccicante

nel fuoco dell’estate.

Il poderoso zoccolo del Toro

ha calpestato le bianche riviere

del mitico Jonio

e l’aspra lingua della salsedine

si è allungata nella fertile valle,

ne ha sfiorato l’esuberante rotondità,

violato la calda profondità

nella tenerezza delle giunture

e nella vibrazione dei mille torrenti.

Ma i rapidi cavalli del tempo

fanno oscillare la bilancia delle stagioni

e il peso dell’autunno aumenta.

Sul crinale dell’orizzonte

l’arciere dell’inverno si prepara a scagliare

la gelida freccia nella polpa del sogno.

Dove sono le bianche colombe

sulla vetrata dell’universo?

E i bianchi cigni nel lago del cuore?

Dov’è il maestoso gabbiano

sullo scoglio genuflesso

nell’onda tempestosa?

Avanzano i lenti buoi della vecchiaia,

tirano il lungo carro dei ricordi

verso l’ombrosa soglia del silenzio.

Dove sono le gemme del mandorlo

prima della festosa esplosione

al soffio della primavera danzante?

*

da Tela di parole

IL CONCERTO

Il concerto dei passeri

sul Lauroceraso impedisce

il franare del cielo

nell’ombra del tramonto,

lo ferma in un sogno d’eternità

e io mi distendo

sul fiume sonoro

che va dall’albero a Dio.

3 marzo 2001

*

ANGELO

Angelo,

perché ti nascondi

dietro il muro della mia paura?

Ho bisogno della tua presenza

per attraversare la notte

della mia stanza.

Caselette, 20 marzo 2004

Giovanni Chiellino è nato a Carlopoli (CZ) nel 1937; risiede a Torino.

E’ redattore di Vernice ed è stato tra i fondatori dell’ Elogio della Poesia nel 2001.

In poesia ha vinto numerosi primi premi.


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letteratura
15 maggio 2010
Andrea Crostelli - Tagli di fontana, urla di Munch
 

ANDREA  CROSTELLI

 

 

TAGLI DI FONTANA, URLA DI MUNCH

 

 

Vivo di pazzia

e non è un vanto

un’ossessione

o un disonore

 

e come fili d’erba

la vedo crescere

e nutrire l’essere mio campo

e tagliare il cielo

 

con tante sottili lame di sofferenza

che sperano di aprire un varco

su cui poter passare

 

quaggiù

non posso far niente

per non essere calpestato

falciato diserbato

 

ma posso rispuntare

ogni volta

perché vivo anche di morti

 

vivo della pazzia

mia e degli altri

e mi nutro

dello sgomento dell’anima

 

… so che commuove il Creatore

la mia impotenza sulla terra

 

*

 

L’INVENZIONE FOSSILIZZATA

 

Un campo di nessuno,

una protezione. La pazzia è di chi

spaventato dalla realtà

si rifugia nell’assurdo dell’immaginoso.

E’ il limbo dei fragili,

di chi non sa violentare la vita.

La pazzia è un’arma a doppio taglio,

la usi per difenderti

ma poi è lei che ti ferisce,

ti esclude, ti taglia fuori,

ti allontana totalmente.

La pazzia è un’invenzione fossilizzata.

L’uomo può fare

ciò che non è in grado d’immaginare,

e in questo è uomo,

non nel porre delle misure/limite,

dei controlli psico/fisici

che sono sbarre d’ergastolo mentale.

Non è possibile assentarsi per molto.

Espandersi porterebbe all’ossessione.

Al pianeta non serve più

 l’adorazione dei pastori.

 

*

 

I matti mi hanno salvato

dal precipizio,

sempre pronti a soccorrermi

con eleganza,

come se la cosa più difficile

possa essere fatta con spensieratezza

 

l’allarmismo e la concitazione invece

così come una presa di posizione energica

inducono alla ribellione

allo spavento incontrollato

 

la leggerezza e la disinvoltura

toccano gli animi

e devi arrenderti

alla “saggezza involontaria”

che incanalandosi

negli antri della mente

imprime una volontà tendente

alle più ferree virtù

 

*

 

Come una madre

lontana dalle culle

non sento più i vagiti

delle mie creature

 

la stanza da letto

dove è possibile generare

piange per i figli

non concepiti

 

soprattutto di loro

si sente la mancanza

 

quando tornerò

si stamperà più forte

il loro rimprovero

sul mio viso

 

e riprendere la situazione in mano

sarà alquanto difficile

come una matita stemperata

di cui non riesci a fare la punta

 

mille volte ci provi

e mille volte si spezza

e il timore

che tutta si consumi

nel frattempo sale

 

affidi al coltello

o alla bontà della mina

la tua preghiera

sperando si apra in te

il varco del felice abbandono

 

l’abbandono alla cura

amorevole, all’ascolto

 

 

*

 

Pittore, poeta e critico d’arte, A. Costelli vive

anche l’esperienza di volontario con l’assistenza

a schizofrenici e oligofrenici.

Tale esperienza di vita qui la sublima in versi.

 

 

 


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letteratura
14 novembre 2009
da IN UNA GOCCIA DI LUCE (2)
 

 

 


   Da: -IN UNA GOCCIA DI LUCE, 2008-

 

                  TURBINE VORTICA

                  turbine vortica intorno al chi sono

                  non altro sapere che la tua
                  inconsistenza

                  - ma a un tempo
                  di contenere un mondo -


                  IN LIVIDA LUCE DI CREPUSCOLO

                  sulle braccia
                  della Croce
                  ci amasti da morire

                  in livida luce
                  di crepuscolo
                  per compassione Tu
                  ti spezzasti *

                  ... e
                  fioristi

                  amen

                  * verso di Ungaretti

 


                  L'INVITO
                  Il poeta: un vuoto
                  G. Seferis

                  e tu di nuovo ostaggio della notte
                  l'invito
                  l'abbraccio del vuoto

                  parola neo-nata
                  la chiami nel buio
                  l'innervi in parole

                  la plasmi a scalpelli di luce

 


                  UNGARETTIANA

                  su un refolo di vento
                  adagio
                  la vita
                  trasognata

 

 

                  A CARLO ACUTIS

                  Morto a 15 anni di leucemia l'11.10.06
                  (del quale è stato avviato l'iter per l'apertura della Causa
                  di Beatificazione)

                  ti so dolce presenza
                  -tu che visitavi i giardini
                  del cielo-
                  ti so dentro di me come
                  un amico o un figlio
                  l'altra notte in sogno
                  nell'apparirmi mi dicevi
                  sono uscito dalla vita vivo più che mai

                  -qui è il prima da dove siamo
                  venuti
                  si sta di un bene è un'infinita
                  fonte di stupore
                  noi voluti dal Cielo siamo stelle
                  per corona alla Madre Celeste

 

 

                  STEP

                  pensieri distesi nel mezzodì
                  incendiato -
                  sul letto una lama
                  di luce obliqua e nella
                  mente in sopore
                  insieme a un pezzo
                  di mare

                  il perdurare la tua immagine
                  di poco fa il moto
                  dondolante
                  del corpo - fatto d'aria -


                  QUESTO PANE

                  perché lo permette ti chiedi
                  permette tutto questo
                  ti senti dire: è una prova che ti dà
                  "dal male trae un bene" anche se
                  non puoi capirlo - allora
                  giustificato dal Suo sangue
                  spezza insieme agli altri questo pane
                  bagnalo di tutte le lacrime
                  del mondo
                  non una briciola si sprechi di questo
                  dolore


                  DELL'INDICIBILE ESSENZA

                  dell'indicibile essenza -l'altra
                  faccia del giorno-
                  noi sostanza e pienezza

                  solleva l'angelo un lembo
                  di cielo: in questa vastità soli
                  non siamo: miriadi
                  di mondi-entità ognuno
                  in una goccia
                  di luce

 

                  DA UN'ONDA DI SOSPIRI

                  da un'onda di sospiri
                  risalire in sogno
                  la morte

                  fiorita dal grido
                  di albe di cenere e
                  fermenti di voli
                  nel turbinio del vento

 

                  WELBY

                  nel giorno acceso
                  in trattenuta vertigine avvolto
                  nel mantello del vento
                  sporgersi da una rupe di passione
                  in un amen il ripercorrersi
                  di stagioni di là del mare
                  cogliere il fiore-essenza del tempo
                  sognare d'essere quasi
                  una finzione
                  - la morte un paradosso

 

                  NEGLI OCCHI FORTI DELLA LUCE

                  [ispirata all'alba del 19.10.2008,
                  a 11 giorni dal mio 67° genetliaco]

                  negli occhi forti della luce
                  vive il paese innocente

                  -dove approdare l'anima
                  esausta
                  di vita dispersa-
                  (una
                  gomena di avemarie
                  porge l'angelo a riva)

 

                  VASTITA' DI TE SOLO
                  [su un verso di Ungaretti]

                  vastità di te solo
                  penetrata nei sensi:

                  nella tua fragilità
                  lo stupore
                  di sentirti un mondo

                  una “fibra dell’universo”


                  Felice Serino


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letteratura
31 ottobre 2009
da LA BELLEZZA DELL'ESSERE (2)
 


   Da: LA BELLEZZA DELL'ESSERE, 2007-

 

                  LA BELLEZZA DELL’ESSERE

                  la bellezza dell’essere
                  è di una certa età
                  dipende
                  dal modo in cui la percepisci
                  quando ti commuovi per un nonnulla
                  scambiando un sogno per una visione
                  ti senti tornato bambino
                  lo sguardo perso ad inseguire un volo
                  non temi l’ ignoto
                  quando in vita ti sei ben speso

 

                  SULLE RIVE DEL MISTERO

                  ciò che non appare mistero
                  neppure è bello *

                  fragile come i sogni
                  spaesa il cuore
                  di là del mare

                  tutta
                  una vita –
                  … finché lo spaesare
                  non si adagia
                  sulle rive del mistero

                  * frase presa in prestito dal mio amico
                  pittore-poeta-critico Andrea Crostelli

 


                  MAYA

                  il di qua dice l’asceta
                  non è che proiezione
                  nel prisma azzurro del giorno

                  sentenzia
                  che perfezione
                  è la carne che si fa spirito

                  non si terrà conto
                  del corpo che si nutre
                  che è già della terra

                  si è dunque
                  del cielo o anelito
                  d’infinito ancor prima
                  del primo respiro?

                  - certa è la fiamma che dentro
                  ci arde – sottile -


                  IN SOGNO RITORNANO
                  [ispirata nella notte del 25.3.07]

                  in sogno sovente ritornano
                  amari i momenti del vissuto
                  che non vorresti mai fossero stati
                  per cui accorato in segreto piangi

                  si affaccia nel tuo sogno bagnato
                  quel senso di perdizione
                  incarnato nel figlio
                  prodigo che fosti

                  emerge dai fondali
                  dell’inconscio dove naviga
                  il sangue e tu
                  disfartene non puoi


                  INSOSTANZIALE LA LUCE

                  insostanziale la Luce
                  nella carne si oscura
                  (energia fatta densa)

                  luce verde della memoria
                  scuote la morte:

                  il nocciolo del tempo
                  nel buio delle vene è universo
                  presto deperibile


                  UNA VITA
                  (a Jung)

                  perdutamente
                  dei sangui
                  l’aprirsi d’echi
                  su cieli
                  anteriori
                  lo spazio
                  d’un grido


                  PREVITA

                  cosa saremo ora non sappiamo
                  bene ci conosce il Demiurgo già
                  in mente Dèi eravamo prima
                  della creazione pur senza saperlo
                  ingabbiati come siamo in questa vita

                  puro anelito di spiccare il volo

 

                  EVOCATIVO

                  come in una bolla d’aria

                  si ha vita
                  dentro il fiato
                  di sogni sgretolati

 

                  RICORDA
                  [ispirandomi a David Maria Turoldo]

                  sei granello di clessidra
                  grumo di sogni
                  peccato che cammina

                  ma sei
                  a m a t o

                  immergiti
                  nella luminosa scia di chi
                  ti usa misericordia

                  ritorna a volare:
                  ti attende la madre al suo nido

                  ricorda: sei parte
                  dell’Indicibile - sua
                  infinita Essenza

                  nato
                  per la terra
                  da uno sputo nella polvere

 

                  LACERA TRASPARENZA

                  insaziata parte
                  di cielo
                  vertigine della prima
                  immagine
                  e somiglianza
                  vita
                  lacera trasparenza


                  sostanza di luce e silenzio

                  sapore dell’origine

                  fuoco e sangue del nascere

 


                  ALLA FINE DEI TEMPI

                  “Per risplendere devi bruciare” – John Giorno

                  deve il maligno consumare
                  il suo fuoco - stravolgere
                  la faccia del mondo
                  fin quando uscirà di scena

                  la vita: “la vita può andarsene domani” *
                  - cerchio breve che si chiude

                  la consolazione per chi resta?
                  aspettarsi alla fine dei tempi
                  un radioso trapasso:“ch’io
                  non resti confuso…”


                  * verso di Paolo Bertolani


                  QUALCUNO MI CONOSCE

                  somigliano i sogni
                  a queste nuvole a stracci

                  mai come ora
                  ho bisogno d’un gancio
                  per appendermi al cielo

 

                   Felice Serino

letteratura
17 ottobre 2009
da DENTRO UNA SOSPENSIONE (2)
 

 


   Da: DENTRO UNA SOSPENSIONE, 2006
                


                  SE QUESTO MONDO

                  se questo mondo ti ha forse
                  deluso è perché ho lasciato
                  che ti perdessi e dal tuo
                  vuoto mi tendessi le mani

                  su me che sono Altro
                  roveto che arde e non consuma
                  scommetti pure la tua vita

                  non vergognarti di me che sono il giorno

                  ho offerto il mio Essere
                  carne e dio
                  al supplizio del legno
                  mia rivincita d’amore

                  sono il mattino che ti coglie
                  cuore di madre

 


                  LETTERA (frammento)

                  non angustiarti se non sai pregare
                  se preghi con la testa tra le nuvole

                  lo fai e bene se spandi
                  su foglio metafisica luce

                  e il soffitto ti si fa cielo

 

 

                  E’ IN TE NELL’ARIA

                  è in te nell’aria
                  sottile la senti la mancanza
                  di vita piena
                  come applaudire con una mano sola

                  ma è regale regalo
                  questo rapido frullo
                  d’ali
                  atto d’amore
                  non affidarlo nelle mani del vento

                  sii àncora
                  gettata nel cielo

 

                  E’ VELO CHE CADRA’

                  1.
                  è velo che cadrà
                  la carne

                  2.
                  rendere fruttuosa la morte
                  perdendo la vita

                  (rovescio
                  dell’io tra nome e senza nome)

                  3.
                  ma è l’amore che mi sceglie

                  (nudo
                  alla luce)

                  4.
                  ho sognato d’essere trasparente

 

                  VISIONE

                  imbevuto del sangue della passione un cielo
                  di angeli folgora l’attesa vertiginosa
                  nella cattedrale del Sole dove ruotano
                  i mondi
                  è palpito bianco la colomba sacrificale

 

 

                  QUEL SORRISO
                  a R.

                  oltre lei forse fra le stelle
                  dura quel sorriso che nell’aria
                  ti appare ora sospeso come fumo

                  lucido incanto il tuo
                  sperdutamente altrove –
                  l’ha disperso il vento

 

 

                  VERTIGINE DEL VUOTO
                  [leggendo E. M.Cioran]

                  sognandosi al di sopra dei precipizi

                  le vene cariche di notti
                  carpire qualche vertigine all’Abisso

 

 

                  ELEGIA DELL’ULTIMO GIORNO

                  ormai è passata come tutte
                  le cose dell’aldiqua prendila come
                  un sogno anche se sogno non è
                  questo nell’ultimo giorno avrò da dirti
                  fratello a me nella carne e nello spirito
                  marchiato a fuoco
                  ma tutto questo doveva accadere ti dico
                  perché “si compissero le scritture”


                  ora m’incolpi del mio silenzio e
                  Tu dov’eri mi chiedi quando a migliaia
                  venivano spinti sotto le docce a gas
                  Io ero ognuno di quei poveracci in verità
                  ti dico Io sono la Vittima l’agnello la preda
                  del carnefice quando fa scempio
                  di un bambino innocente
                  Io sono quel bambino ricorda
                  “quando avete fatto queste cose ad uno
                  di questi piccoli l’avete fatto a me”

                  anch’io in sorte ho avuto una croce la Croce
                  la più abietta la benedetta
                  anch’io ho urlato a un cielo muto e distante
                  Padre perché

                  perché solo mi lasci in quest’ora di cenere e pianto

 

                  DAL DI FUORI

                  1.
                  precipitati da un primo
                  mondo di luce indivisa –
                  essere qui e insieme
                  altrove

                  dal di fuori il pulsare
                  dell’universo
                  impregnato di dolore e di canto

                  2.
                  questo dolore questo
                  canto: ne siamo
                  l’essenza

                  siamo volti che galleggiano
                  sulla superficie di un sogno

 


                  RISVEGLIO

                  tra le pieghe della storia
                  c’è satana
                  che strappa
                  le più belle pagine di poesia

                  un giorno i morti
                  risvegliati
                  da pioggia d’uccelli
                  le ricomporranno
                  in musica celeste

 


                  SOSPENSIONE

                  un camminare nella morte dicevi
                  come su vetri non conti le ferite
                  aspettare di nascere uscire
                  da una vita-a-rovescio

                  riconoscersi enigma dicevi
                  di un Eterno nel suo pensarsi

 


                  SCONNESSIONE

                  pensavi guadagnare la chiarezza?
                  la vita imita sempre più il sogno
                  nelle sconnessioni avanti con gli anni

                  ti coniughi ad un presente che s’infrange
                  dove l’orizzonte incontra il cielo:
                  e ti sorprendi a chiederti chi sei
                  oggi da specchi rifranto
                  e moltiplicato
                  mentre il tempo a te ti sottrae

 

                  Felice Serino


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letteratura
3 ottobre 2009
da LA DIFFICILE LUCE (2)
 

 

   Da: -LA DIFFICILE LUCE, 2005-

 

                  LA TUA POESIA

                  quando un capriolare nel mare prenatale
                  ti avrà fatto ripercorrere a ritroso
                  la vita (tutta d'un fiato) azzerando l'Io
                  spaziotempo -
                  allora leggerai la vera sola poesia aprendo
                  gli occhi sul Sogno infinito: la tua
                  Poesia cavalcherà in un' albazzurra i marosi
                  del sangue fiorirà negli occhi di un'eterna giovinezza

 

                  ANGELO DELLA POESIA

                  librarsi della tua ala azzurra nel mio sangue

                  io-non-io: in me ti trascendi e sei

                  d'ineffabili alfabeti s'imbeve il nascere delle mie aurore

 

                  TECNICHE DELLA MORTE

                  atomi di solitudine
                  abbandoni / distacchi / fini
                  assaggi di morte
                  le morti figurate i
                  suicidi/omicidi camuffati
                  la notte blu dell'anima
                  morte presente dalla nascita
                  morire porta sul nascere
                  emigrare di forma in forma
                  o Dieu purifiez nos coeurs
                  ora e nell'ora della nostra morte

 

                  LA VITA INESAURIBILE

                  la mente in stand-by (fuori da un mondo
                  parallelo) - ti culla un canto
                  d'alberi e di cielo
                  assapori per poco ancora
                  il tepore delle lenzuola: ora
                  senti la vita che entra in te: ti scorre
                  dentro come un fiume
                  (batte rotondo nel sangue il tuo tempo -
                  ti senti in comunione col sole):
                  adesso che afferri
                  vita - più vita - nemmeno t'importa
                  di un corpo che sarà preda
                  del disfacimento

 

                  ANGELI CADUTI

                  fuori dal cielo
                  bevvero l'acqua del Lete

                  ora non sanno più chi sono

                  presi nella ruota del tempo
                  mendicano avanzi di luce - curano
                  le ali spezzate

                  per risalire nell'azzurro

 

                  VENTO DI MEMORIE

                  è salamandra
                  sorpresa immobile
                  che finge la morte
                  due braccia schiuse a croce
                  cielo di carne vento
                  di memorie la vita

                  ora sospesa

                  finché spunti
                  la trottola il suo perno *

                  * verso da Montale


                  LA FORZA GENTILE

                  Dio è paziente: ha sogni
                  per l'uomo infiniti - frutti
                  immarcescibili
                  (centro del cosmo: non è
                  il suo un giocare a dadi)
                  egli visita le nostre
                  piaghe - manda angeli
                  a spazzare gli angoli del cuore
                  (suo disegno è
                  la Bellezza)
                  la sua forza è gentile

 

                  I LATI DEL VOLTO

                  tra reale e apparente l'ovale
                  del volto che ti guarda dal fondo
                  dello specchio di un locale fumoso -
                  il non poterti vedere come gli altri
                  ti vedono - l'altra parte di te l'inespressa
                  forma che puoi immaginare assumere
                  nell'aldilà - (scorgerti di spalle o
                  spiarti di sbieco è perverso
                  gioco di hyde - incontro con l'Ombra)

 

                  IN FONDO AGLI SPECCHI
                  (a J. L. Borges)

                  in un moltiplicarsi di specchi (fuga di
                  nascite e di morti)
                  imprigionata è la luce
                  dei tuoi déjà vu -
                  s'odono se ascolti i sordi
                  tamburi del sangue
                  in fondo agli specchi dove si
                  legge l'eterno ritorno (la vita
                  ci misura) - lì è il centro il mondo
                  rovesciato: il tuo aleph -
                  la chiave l'enigma

 

                  ONNIAMORE

                  accettare di farsi
                  trasparenza (libro aperto)
                  lasciarsi attraversare
                  dalla vita - da morte-vita (rosa
                  e croce) -
                  da Colui-che-è: l'Onni
                  amorevole

                  di fronte all'Assoluto

                  ...immersi
                  nell'Assoluto –

                  quando il R a g g i o
                  assorbirà le ombre

 

                  SOSPENSIONE

                  tempo elastico
                  passato < presente > futuro
                  gli orologi molli di dalì
                  tempo-sospensione l'aprirsi del fiore
                  tempo di blake
                  sospeso nel balzo
                  lucente della tigre
                  tempo diluito non-tempo onirico
                  tempo dilatato che
                  scandisce deliri di luce
                  in una tela di van gogh
                  tempo sospeso
                  immobile indolore
                  felicità animale

 

                  NEL SEME DELL'AMORE
                  a Tagore

                  ascolta
                  ...non senti urgere vita più vita
                  nel seme dell'amore che
                  aspetta di esplodere in un abbraccio cosmico?

 

                  VITA IN NUCE
                  entrare nella
                  morte-vita (sangue del pendolo /
                  tempo-maya con occhi
                  di luce)
                                  capovolti

                  "vivo"
                                 è nell'Oltre: cuore
                                   del sole abisso
                                     di cielo - antimondo

 

                  A

                  1.
                  vocale
                  in sospensione come urlo
                  muto - il bianco
                  dell'urlo
                  il nero
                  di rimbaud

                  2.
                  ritrarsi del
                  fuocosacro a un
                  vaneggiare di gole
                  spiegate /
                  scimmiottanti maiacoschi

 

                  COGLI IL MIO MORIRE

                  cogli il mio morire tra una
                  radice di sangue strappata e un'altra
                  appena nata dal suo grido

 

                  GANDHI

                  miracolo il sorriso
                  interiore
                  mentre il mondo ti ringhia addosso

                  ti offri s'apre una rosa
                  di sangue

                  nel Cielo un canto d'alleluja

 

                  VERSI ALL'AMORE

                  irradia un sole il mio cuore
                  che vuole incenerirsi
                  nelle tue braccia
                  ove la Bellezza delira

                  il tuo sguardo s'instella
                  dove comincia il cielo
                  anima bella
                  farfalla imprevedibile del volo

 

                  PARUSIA
                  (nell'ultimo giorno: scaduto il tempo osceno)

                  sporgersi sull'oltretempo ai bordi
                  della luce
                  presenze
                  evanescenti in chiarità
                  di cielo: farsi
                  corpi di luce

 

                  Felice Serino


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letteratura
19 settembre 2009
da FUOCO DIPINTO (2)
 

  Da: -FUOCO DIPINTO, 2002-

 

                  CIELO INDACO

                  confondersi del sangue con l’indaco
                  cielo della memoria dove l’altro-
                  di-me preesiste – sogno
                  infinito di un atto d’amore

 

                  DENTRO UNA SOSPENSIONE

                  forme-pensiero dilatò
                  il mandala e una rosa di immagini
                  gli si aprì a ventaglio dietro
                  la fronte – col terzo occhio - in un
                  capriolare all’indietro di dolce
                  vertigine – fu risucchiato in stanze
                  della memoria archetipa e
                  da luce noetica immerso
                  in una pace amniotica
                  appena un grumo
                  in sintonia col pulsare di miriadi
                  di cellule ora si fondeva
                  col respiro dell’immenso corpo cosmico

 


                  AZZURRE PROFONDITA’

                  la testa affondata nel cielo (azzurre
                  profondità rivelano ombre
                  essere i corpi (il foglio la mano un
                  vuoto)
                  mi levo dal sogno bagnato
                  di luce

 


                  SONO UN MISTERO A ME STESSO

                  da me una distanza mi separa:
                  attraversa un incendio
                  la carne: per farla d’aria – vitreo
                  sperdimento

                  mistero a me stesso

                  e il mondo m’è fuoco dipinto *

                  * verso da M. L. Spaziani

 


                  DOPPIO CELESTE

                  entrare nello specchio: esserne
                  l’altra faccia:
                  uscire dal sogno di te stesso
                  apparenza di carne tornata pneuma:

                  ri-unificarti col tuo doppio
                  celeste: il-già-esistente di là
                  dal vetro: tua sostanza e pienezza

 

                  TRA ONIRICI LAMPI

                  tra onirici lampi
                  ride la tua immagine d’aria
                  intagliata nell’ombra del cuore

 

                  I FUOCHI DELLA LUNA

                  coi fuochi della luna bivaccanti nel sangue
                  baluginare d’albe e notti che s’inseguono
                  dentro il mio perduto nome
                  per le ancestrali stanze un aleggiare di
                  creatura celeste che a lato mi vive
                  nella luce pugnalata

 

                  PAESAGGIO INTERIORE

                  segreti cosmici ha il sangue: sperimenti
                  il mondo immaginativo nuotando
                  nel sangue come un pesce –
                  abitando le stanze dei nervi – leggendo
                  la geografia delle vene:

                  ti sintonizzi con la danza
                  delle molecole: sei nella danza: la danza

                  la circolazione
                  sfocia nei sensi: emerge un mondo
                  ispirato – da musica delle sfere –

 

                  FUNZIONE DEL CORPO

                  1.
                  fatto di polvere stellare
                  corpo-immagine / specchiato narciso
                  corpo-mito venere da spuma
                  corpo-amore corpo-fame
                  corpo-terra

                  2.
                  corpo vissuto come ferita /
                  desiderio / vita che non demorde
                  (corpo sacco dell’anima)
                  visto come mo(vi)mento/esperienza
                  (carta assorbente)

                  3.
                  corpo unico
                  irripetibile
                  primavera del corpo

                  3.a
                  (“si sveglieranno ed esulteranno”
                  Is. 26, 19)

 

                  LA DIFFICILE LUCE

                  esistere nel mondo: l’Essere
                  decentrato estraneo a sé
                  (lobotomia della propria
                  Immagine interiore –
                  da dispersioni di Energia
                  cristallizzati aneliti in un cielo
                  strappato voci
                  spezzate sul nascere)

                  rimanere in essere
                  incapsulati in una vita ch’è copia
                  sfocata dell’Originale:
                  diminuzione vita
                  a metà

                  pure:
                  zampillo d’acqua viva
                  dall’Io subliminale

                  la difficile luce

 

                  GRIDO IL MIO NOME

                  s’invertigina l’essere a
                  mimare la morte
                  (l’io avvitato in enigma
                  da koan):
                  non mi conosco non so
                  chi è l’essere che è me – buco
                  nero o anelito sulla
                  bocca di Dio – perduto io grido
                  il mio nome nei crinali del vento: discendo
                  nel mio specchio attendo
                  una nuova nascita

 

                  ANANKE

                  1.
                  luce/ombra le mie due metà
                  tendo all’Uno all’androgino
                  rapito dai vortici di
                  Splendore
                  (dalle Sue Ali di Fuoco)

                  2.
                  è l’io la linea che mi divide
                  in grovigli di vene (avvolto
                  nella camicia di nesso degli istinti)
                  sussistono tutti i contrari
                  --------- un tiro alla fune

                  finché non si frantuma il mio corpo
                  di vetro

 

                  PORTARE SE STESSO COME UN VESTITO

                  1.
                  processo è la vita stessa
                  il soggetto si racconta

                  1.a
                  da acque amniotiche
                  (da matrice atomica)
                  gettato dentro il mare-mondo

                  2.
                  l’io: tantino diversi: io-
                  metamorfosi
                  (voci di dentro)

                  2.a
                  io sospeso spasimo io qui-e-ora
                  io fatto vertigine e sogno
                  (stato di trance
                  un esistere in limine)

                  2.b
                  io-onda io moltiplicato
                  da specchi e pure a sé ignoto
                  io mancanza vuoto
                  di braccio amputato

                  AZZURRO

                  passaggio dal
                  nero al bianco
                  l’ascendere alla luce
                  azzurro quello delirante
                  di mallarmé la vocale
                  o di rimbaud
                  la rosa azzurra
                  azzurro: tutto il cielo
                  negli occhi
                  azzurro manto
                  di Maria

 

                  VIA LATTEA

                  cammino luminoso scala che unisce
                  il mondo dei morti a quello dei viventi:
                  a una estremità la costellazione
                  del Lupo – Antares – sorveglia
                  l’entrata nel regno dei morti – all’altra
                  quella del Cane – Sirio – apre
                  la salita del cielo e guida
                  i naviganti: è la stella
                  Maris – la stella del mare e la stella
                  di Maria

 

                  VITA

                  lascia che m’incenerisca
                  per nuovo sorgere
                  adamantino
                  nell’aria secca del fuoco
                  lascia
                  ch’io mi bagni fino al cuore
                  della luce della tua saliva

                  voglio sentire il mio essere
                  avvolto nel risucchio
                  del tuo imbuto cosmico del tuo vuoto affamato

 

                  L S D

                  nella magnetica notte allucinata
                  a vivere la tua morte urlata
                  anima infeconda strappata alla
                  pseudoincarnazione di un sogno:
                  parvenza d’amore immagine
                  accartocciata mortale

 

                  Felice Serino


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permalink | inviato da labsang il 19/9/2009 alle 11:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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