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poeti amici: Michele Piovano

 

MICHELE PIOVANO

Da: VIBRAZIONI

Edizioni Del Leone, 2010

Dalla sezione: Inquietudine di sguardi

ALLA FINESTRA

Non lasciare che il mondo resti fuori:

c’è una finestra nell’anima

aperta anche alle rive deserte

mangiando sabbia e vento

mentre si anima il giorno

e la mente libera il respiro

di cose avvinghiate al silenzio.

Cerchi un passaggio

fra le tracce che vanno e si confondono.

Insiste la mano che vorrebbe

adeguarsi all’estraneo

svegliando la pelle

con una esplorazione a palmo a palmo

che sgeli ogni voragine.

*

RADIOSCOPIA

L’incontro è un nodo

che riposa sul petto

o nel disincanto della vernice.

Vorrei unire

con un filo le indagini

di un amore in bilico e la crisi di un sogno

privo di maglie

fin nei luoghi più riposti,

avanzare dunque lungo le rotte

digiune dietro il vento

dai tanti sorrisi che penetra

nel silenzio oscuro della carne.

Da non so quando vado con durezza

e morbidezza tra la folla

dei miei simili

in cerca di me stesso.

*

COME L’OMBRA SULL’ERBA

Niente accademie, solamente punte

di primati, il dinamismo lubrifica

penetrando profondo nel derma.

Tempo di fibre ottiche

e tu corri nella tua solarità

piena di vento

che agita gli alberi.

Onde di un mare nuovo,

fiocco che palpita e sale cantando,

mentre si sciolgono gli occhi

davanti a un mondo da scoprire.

Non c’è tempo per trovare una mappa

che non sia un elenco di dati,

di motivi senza domani.

Ti aspetti un altrove che viene e fugge

come l’ombra sull’erba.

*

dalla sezione: Note urbane e suburbane

SERATA ALL’OSTERIA

Piccole derive verso il fiume

e fra la nebbia imperturbabile.

Ti arresti davanti a un’insegna

che ti invita all’amicizia.

La notte accende i desideri:

amore e pesci fritti,

carne viva che veglia e tutto è vivo intorno,

una moltitudine di inviti

anche se niente ci appartiene

e i segni annaspano all’aperto.

Quando il buio brucia le barche

le forme tentano

di ricomporsi e la guancia lievissima

affonda la sua pena nell’acqua.

Vorresti l’immagine innocente

ma biancheggi senza sentimento

fra nidiate di glicini in terrazza, anche se

la scritta “sta in quel tanto che rivela

e in quel tanto che nasconde”. Domani

ti troveranno addormentato in una storia

di volti e di fatti sognati

lungo i viottoli segreti della mente

appena i galli beccano il mattino.

*

ANAGRAFE

Il mio esistere è imperfetto, ma resiste

e resta senza testimoni

tranne i dati all’Anagrafe,

già casa dei matti. Come adattarsi

a un ambiente senza remissione?

Ogni essere viaggia in modo differente

respirando la nebbia del verde

se il sogno vivo esala dal terreno

e il corpo annaspa fra i terminali

che battono sul foglio, come

una dichiarazione di guerra o una incerta

schiarita di tregua.

Poco lontano sostano i morti viventi

e una strana luce li attraversa,

come quella dei matti in giardino

-così il loro paradiso-

da cui sono stati sfrattati.

*

dalla sezione: Sottofondo

FINO ALLA RIVA

Ora del tramonto sul lago: affiora

una fila affilata di denti, la voce

liquida mi giunge fino alla riva.

Due mani mi parlano parlano

prima di perdersi

nella dimenticanza di altre due mani.

Vorresti afferrare ciò che fugge

senza esserne travolto.

*

LA FELICITA’

Il tuo nome scolora,

oggi è assente, felicità

che brucia le distanze, rabbia

amorosa in quel bar,

pesci che brillano

nel fiume gonfio di effluvi.

E’ rimasta soltanto la dentiera

per ridere ancora nell’aria settembrina

e un po’ di tristezza, rumori

sbiaditi di stoviglie. Tu taci

dentro il silenzio

di “quel dolce paese che non dico”.

Da tempo ho messo la tua fotografia

nel vuoto del cassetto.

E così sia.

*

dalla sezione: Incursioni nel verde

SPERANZE

Non ti conosco, anche se

il cielo ti dona un’acqua luminosa

e dagli occhi cola pioggia dalla pioggia.

Se la ridono gli angeli

durante il temporale che insiste

con delirio febbrile. Il flusso umano

si allontana, ma io rimango qui

nel fango dell’orto - come sei bella

sotto la maglietta bagnata,

ogni forma battuta dall’acqua

si ricompone intatta allo sguardo

e un’altra speranza si affaccia e vive.

*

dalla sezione: A ruota libera

RISVEGLIO

Odore di muffa, d’un piccione invecchiato

dentro il muro, l’ora vorrebbe uscire

dall’eco rauca che arranca nel buio.

Schioda la muta dimora, le vedute

nascoste dalla foschia tanto che

le punte potate degli aceri

additano una luce nuova. Il giorno

è il grido di chi nasce un’altra volta,

prova più che prova è realtà

di oggi di domani per un timpano d’aria

cresciuto in libertà

ignorando la gravezza delle mani.

Pubblicato il 21/3/2010 alle 17.51 nella rubrica diario.

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