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amici poeti: Flavio Ballerini

 


POESIE DI FLAVIO BALLERINI
Pesaro – (1950 – 2006)

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AD ANDREA CROSTELLI (sulla “balena bianca”)
Quelle navi per un attimo in aria
sospese nel fluido canale chiaro
d’altro tempo e mondo le vele bianche
sopra e attraverso la gioia il dolore
la passione piena di ogni colore
forte di fiaba di memoria e infanzia
Dove ti porta la balena bianca?
ma cosa gridano quei neri alati?
apre varchi colorati del sogno
e vedi che permane e viaggia
lungo un aperto altrove
tutto pieno di grazia nel colore
che danza e che ti…chiama
                                              
   Flavio

*

Da qualche onirico terrazzo bianco
stazione ottica dei sogni aperti,
ancora ritransitabili a notti
inoltrate su crocevia
ove solo il soprassalire muta,
quei bianchi terrazzi ov’ero lì e altrove
insieme, affacciato su altri sogni
immortale e in medesima luce
nel lieve stupire primaverile,
vissuti con la materia dei sogni
eppure ricordati come eterna
promossa felicità!
         Vissuti davvero quando ritorno
sorpreso improvvisamente in balìa
inafferrabile intemporale.
                      
30 marzo 2003

*

Grigio che confonde cielo e orizzonte
consuma la collina nel risucchio
del suo verde umido già digerito
dai moli di sera una rosa luce
lacrima oltre la campana velata
traspira sangue un cosmico delitto
per pochi minuti o un parto divino

*

Libero dentro il guscio e solitario.
Ho sentito tutti i miei cari morti,
mostratogli la fonte del disagio
come infelice fuori dall’intero –
fuori dopo la pioggia miagolava
come un grido di dolore nell’aria
mutata e dolce una gatta d’amore
lo strazio che non puoi non ascoltare
Non mi resta altro che essere presente
oggi dentro e dopo tutti i congedi
Sopra il ponte del Miralfiore l’aria
disse d’esser la vita del pianeta
oltre l’umano. Tutto muta e si può
uscire dalla propria forma un poco
e in quell’allora nell’oltre guardare
e accorgersi forse di un altro fare…
Umili e leggeri oltre il terribile               

                                               Flavio

*

Mai mi sono sentito così solo
Ed è una notte così bella nera
e luminosa di luna crescente
con tutto il cielo la stella più grande
si avvicina se la guardi alla terra,
l’aria è fresca e gli alberi della piazza
tremolano un’onda frusciante efferve
ovunque e il piacere di questi attimi
offre di starci insieme anche nel sonno.

*

Non si sa dove se ne sono andati.
Ed io non sono da allora più io.
Né confuso conosco quel che resta
nella scia di scomposti agglomerati
svaniti via, sol qualche monca memoria
qua e là nella geografia del vuoto
Appariva come una penisola
(ben ancorata a solida storia)
poi smisurabile fu il suo confine
ed arcipelago che s’allontana.
Per dubbie derive. Non sono più io.
Mi sembra un bel po’ che mi cerco.
Fu quando la corrente si raffreddò;
Ad est del golfo non c’era più sale
fiumi d’acque dolci scendendo dai poli
le primavere incerte svanivano
il ghiaccio avvicinava tutti i cuori
sorrisi si stampavano di pietra
sospesa come nel gatto di Alice.
Segni d’allarme, sogni suoni di chiurli
campane gufi inascoltati ed urli
furono disseminati nel tran tran
………………………………..                           
                                                   Flavio

*

(Per Kostas Kariotakis)

Per compensare tutto questo sole
d’aprile leggerò un poeta triste
la cui luce diverrà meno tetra
più attutita la vacuità del giorno
Resterò con i versi come in chiesa
- anche se dinnanzi a un inquieto mare –
in attesa che lo spirito aleggi
e come in una sentita preghiera
un angelo delicato e deciso
aprirà il cuore alla più pura pietà
Questa è la carità che voglio offrire
alla spirale nera dell’anima

[finalista al Premio “Paesepoesia”,
Belvedere Ostrense 2005]

*

Pure come invisibile radice
sorprende ai varchi un puro domandare
ove l’alieno allea forma che muta
oltre il noto che si infissa vorace
cibo a perpetuare la stessa fine
l’uguale fuggire il Logos vivace

(a Felice Serino su “L’ombra”) *
         11 luglio 05                                                  

Flavio Ballerini


*

Non ricordo se riflesso dal vetro
o se fu folgorazione dell’ombra
o se vidi me specchiato dall’alto
per un istante nel limpido fiume
ricordo però la curva del cranio
le linee assorbite di schiena e spalle
io vidi ciò che mai prima non vidi 
il profilo la posa in un unico
familiare ed estraneo interrogare
il mondo intero attorno
come la parte chiede al tutto cos’è
io vidi di mela formalo stampo,
vivo, fatto di antica attesa, forte,
come non fosse tutto quel che non è,
stampo dell’antico a sé, il doppio
il precedente
impronta emersa dall’ombra nell’ombra

*

Tutta la notte sogni ruotavano sulla poesia il poetare
Sono giunto là dove nasce il vento
alla curva del sogno
all’esterno pervade l’aperto
 - da sopra le curve degli alberi
nell’inoltrato rimbomba
in altro modo il tempo                           

       dicembre ‘01

*

Fra qualche grado del terrore
di sapersi mortali
e la meraviglia di essere vita.
Amare come vincere la morte
silenti in viaggio dentro lo stupore
- ehi! ce l’ho fatta! non sono caduto! -
verso il sorridere il respiro
entro l’inquieta memoria dei mali
Nell’assenza dove l’io scompare
come protezione si custodisce
la luce viva del sognare…
                                                                 
         26 ottobre ’05
 
        Flavio

*

Poesia

per viaggiare nella parte destra
gettando ponti dall’inconscio
a centottanta gradi l’arco
teso a raggiungere la sfera
                                                       
   17-11-05

                                      Flavio

 

***

 
NON IMMAGINO VOCAZIONE PIU' BELLA

Non immagino vocazione più bella, talento o dote più preziosa e importante di
quella che riesce a prendersi cura degli altri in modo spontaneo e naturale, una
grazia e una direzione come conduzione migliore di vivere, come appartenenza
alla salute e alla sua promozione; un darsi, un dare il meglio di sé è giungere
al miglior dono di sé che non può che espandersi, come l'amore, come un'arte.
C'è qualcosa di più grande nell'arte, di più potente nell'amore? E ciò può
confinarsi per una sola persona? può bastare una direzione di ciò nella coppia,
che sappia, almeno, intravedere non dico la felicità ma la pienezza di un vivere
una vita che – non importa se segnata da una destinazione nella insopportabile
stazione finale del nulla eterno (un'idea che mi è tuttora insopportabile,
concepibile solo quando l'idea si associa alla paura) oppure se creduta per
qualche fede o per esperienza mistica solo una provvisoria storia che approderà
in altri regni o all'immortalità – è una vita (vera), trova continuamente fonte
e orizzonte?
Prendersi cura di sé come di tutto ciò di cui questo sé è, tutte le relazioni di
cui è fatto, questo può avvenire solo contemporaneamente; cioè è possibile
giungere alla fonte del sé e all'essenza dell'essere se riconosciamo e viviamo
consapevolmente gli intrecci vitali di cui il proprio sé è costituito e vestito,
viva luce a tutte le relazioni che ci compongono e l'umile e, se possibile,
amorevole sguardo al limite, all'ombra, al male, che ci conduca a compiere un
gesto, trovare ciò che può accogliere (forse tutto), un cuore dove la meraviglia
prevale?
La vita se non è un miracolo muore.


SALUTARE E SALVARE

Un giorno si disse: "Basta,
le mie ferite sono guarite!"
e non fece altro che vedere
e ricominciava a vivere
e guariva davvero
e qualche male liberava
vivendo

FLAVIO BALLERINI
Pesaro – (1950 – 2006)


[da: “Emozioni maldestre”, 2007]


***

Ricordando Flavio

Se io posso dirti  son io ascoltami
sono innamorato del tuo ascolto
e della tua vera voce
E tu mi dici che la tua vera voce
non è quella vera ma una fra le tante
Io so che rideremo insieme
e la risata risalirà i sensi
come il suono di una cascata
su per le valli dell’Acquacheta
                            anche gli abissi
                                        rideranno


Flavio Ballerini

*

Bibliotecario, filosofo, libraio nel campo delle teorie e terapie olistiche,
poeta, scomparso improvvisamente il 3 dicembre 2006
pubblica nel 2001 "Versi licantropi" che raccoglie poesie e prose e che diventa,
in collaborazione col musicista Michele Donati uno spettacolo teatrale e un CD.

Così lo presenta il poeta-pittore Andrea Crostelli

"... a Flavio la filosofia non bastava e si lasciava sorprendere dalla poesia....
che la poesia lo cogliesse di sorpresa era una delle sue aspettative maggiori,
un desiderio che alimentava i suoi sogni..
la sorpresa scaturisce a volte dalla magia di un imput che giunge dall'assonanza
di alcune parole..o dall'allitterazione,... o da parole che ritornano con
significati diversi o che, nominate, sono ripetute spezzate....
La sorpresa fioriva incessantemente dal suo innato stupirsi, con l'entusiasmo di
un bambino....lo spirito del poeta è tenere alla poesia le porte aperte sempre,
tenere alto lo sguardo, drizzare le antenne e rimanere in quello stato di
leggera insofferenza che sta nelle tensione continua dell'ascolto...
La poesia è stata per Flavio la Madre-guida del suo esistere....così gelosa da
volerselo tutto per sè"

Pubblicato il 1/5/2010 alle 11.41 nella rubrica diario.

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