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Andrea Crostelli - Tagli di fontana, urla di Munch

 

ANDREA  CROSTELLI

 

 

TAGLI DI FONTANA, URLA DI MUNCH

 

 

Vivo di pazzia

e non è un vanto

un’ossessione

o un disonore

 

e come fili d’erba

la vedo crescere

e nutrire l’essere mio campo

e tagliare il cielo

 

con tante sottili lame di sofferenza

che sperano di aprire un varco

su cui poter passare

 

quaggiù

non posso far niente

per non essere calpestato

falciato diserbato

 

ma posso rispuntare

ogni volta

perché vivo anche di morti

 

vivo della pazzia

mia e degli altri

e mi nutro

dello sgomento dell’anima

 

… so che commuove il Creatore

la mia impotenza sulla terra

 

*

 

L’INVENZIONE FOSSILIZZATA

 

Un campo di nessuno,

una protezione. La pazzia è di chi

spaventato dalla realtà

si rifugia nell’assurdo dell’immaginoso.

E’ il limbo dei fragili,

di chi non sa violentare la vita.

La pazzia è un’arma a doppio taglio,

la usi per difenderti

ma poi è lei che ti ferisce,

ti esclude, ti taglia fuori,

ti allontana totalmente.

La pazzia è un’invenzione fossilizzata.

L’uomo può fare

ciò che non è in grado d’immaginare,

e in questo è uomo,

non nel porre delle misure/limite,

dei controlli psico/fisici

che sono sbarre d’ergastolo mentale.

Non è possibile assentarsi per molto.

Espandersi porterebbe all’ossessione.

Al pianeta non serve più

 l’adorazione dei pastori.

 

*

 

I matti mi hanno salvato

dal precipizio,

sempre pronti a soccorrermi

con eleganza,

come se la cosa più difficile

possa essere fatta con spensieratezza

 

l’allarmismo e la concitazione invece

così come una presa di posizione energica

inducono alla ribellione

allo spavento incontrollato

 

la leggerezza e la disinvoltura

toccano gli animi

e devi arrenderti

alla “saggezza involontaria”

che incanalandosi

negli antri della mente

imprime una volontà tendente

alle più ferree virtù

 

*

 

Come una madre

lontana dalle culle

non sento più i vagiti

delle mie creature

 

la stanza da letto

dove è possibile generare

piange per i figli

non concepiti

 

soprattutto di loro

si sente la mancanza

 

quando tornerò

si stamperà più forte

il loro rimprovero

sul mio viso

 

e riprendere la situazione in mano

sarà alquanto difficile

come una matita stemperata

di cui non riesci a fare la punta

 

mille volte ci provi

e mille volte si spezza

e il timore

che tutta si consumi

nel frattempo sale

 

affidi al coltello

o alla bontà della mina

la tua preghiera

sperando si apra in te

il varco del felice abbandono

 

l’abbandono alla cura

amorevole, all’ascolto

 

 

*

 

Pittore, poeta e critico d’arte, A. Costelli vive

anche l’esperienza di volontario con l’assistenza

a schizofrenici e oligofrenici.

Tale esperienza di vita qui la sublima in versi.

 

 

 

Pubblicato il 15/5/2010 alle 16.27 nella rubrica diario.

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